Tutto era come una rivelazione

Un libro da avere.

L’ho dovuto avere subito.

Stavo per comperarlo in svedese, solo per le immagini, poi ho rinunciato scoraggiata dal fatto che non capivo neppure tre parole in fila. Era chiaro che quello fosse un libro in cui anche la storia avesse un peso enorme, e non solo quelle immagini potenti e commuoventi.

L’avevo visto la prima volta, forse tre anni fa o due, quando ancora si aveva una vita sociale e frequentavo quel paradiso di libri che è la Cooperativa Stoppani.

Curiosando, avevo incontrato questo libro, piccolo di dimensioni, stampato su una bella carta uso mano, copertina cartonata, molte pagine per essere un albo, tantissime illustrazioni di grande peso per essere una narrativa per ragazzi. Un libro epifania, questo era chiaro, una meravigliosa eccezione dai “format” tipici, almeno nell’editoria italiana che conosco.

Ma non lo capivo, accidenti! Avevo fotografato, come si fa, copertina, colophon e isbn. Alla fine, avevo desistito nel comperarlo per via di quella lingua così diversa da quelle che mastico.

Finalmente, quest’inverno, la notizia che il libro stava trovando la casa italiana, Orecchio Acerbo.

Lo avrei potuto avere e capire.

Eccolo qui.

Lo posso tenere tra le mani, appoggiarlo al mio leggio e lui diventa subito un buco che spacca pareti e luoghi, una finestra che si spalanca su una Svezia di inizio Novecento. Vengo a conoscenza, leggendolo finalmente, della storia che racchiude: la vita di una pittrice che non conoscevo, Berta Hanssen (1910-1994).

Per una che ha il tarlo delle artiste, oggi è una gioia. Ho due nuovi amori Sara Lundberg e Berta Hanssen. Così immagino la Sara illustratrice e la sua gioia nell’avere fatto questo libro che racconta quella che forse è la sua pittrice dell’anima: svedese e donna come lei. Mi incanta la ricerca che ci deve essere dietro questo lavoro, sono i dettagli a dirlo. L’appendice finale di una giovane giornalista svedese che ci tratteggia la vita di Berta e il suo contesto, con sintesi profonda e incisiva; poi, ancora, l’elenco delle fonti da cui si scopre, con grande meraviglia, che esiste un diario di Berta, privato, ma che Sara ha cercato e consultato. E immagino l’emozione nell’averlo letto. Si viene a conoscenza, tra le varie referenze, anche di un libro di Berta in sola lingua svedese: I miei bambin. Diario di una scuola di campagna. Già, perché Berta, grazie all’intervento quasi fatato di una figura fondamentale (oltre a quello iniziatico di uno zio contadino e pittore), il medico di famiglia , riuscirà a prendere consapevolezza della propria identità, a combattere per quello che lei sente di diritto debba avere, a lasciare la realtà rurale e famigliare, a cui sembra che le donne del suo ambiente siano immancabilmente destinate, ma… per studiare come maestra, non come artista! Su questo, il padre l’avrà vinta: se ne potrà andare dalla campagna d’origine, ma dovrà imparare un mestiere solido e concreto. Lei sarà, nella sua vita, una maestra artista e sarà la scuola il luogo in cui “verrà scoperta”, proprio grazie ad un ritratto fatto a uno dei suoi bambini. I bambini erano tra i suoi soggetti preferiti, li dipingeva nelle ricreazioni. E poi la pittura era nel fine settimana, nel tempo libero.

Berta bambina, Berta studentessa, Berta maestra e Berta artista. Il suo tempo dell’apprendimento, quando ha cominciato a conoscere l’arte e le vite degli artisti, lo ha definito così: “tutto era una rivelazione”. Non è stupendo il momento della rivelazione?

Questo stupore suo è il mio, durante le prime esperienze che ho avuto verso l’arte, lo capisco, lo condivido e, in più, mi commuove enormemente perché penso quanto non fosse scontato per bambine come lei, le predestinate “donne di casa”, sovvertire le regole, fare bruciare le minestre coi piselli e dedicarsi all’arte.

Questo libro è un dono, ha la magia della realtà non retorica, della compiutezza, dell’empatia.

Questo libro ha la capacità di raccontarci la storia comune di tutti noi e di svelarci come l’umanità abbia un minimo comune denominatore, che andrebbe sempre cercato, studiato e rispettato. Non serve a questo la cultura della Memoria? Berta perde la madre, più tardi perderà anche le sorelle, per una malattia infettiva e contagiosa: la tubercolosi. Per questo motivo, la sua infanzia è fatta di assenza della madre da un certo punto in poi. Ma prima di quella perdita, è fatta di convivenza con una malattia infima, invisibile, se non nei sintomi, di abbracci mancati per la possibilità di infezione. Ci racconta una distanza preventiva fatta certo di dolore, mai urlata, dignitosa e altruista.

Orecchio Acerbo è un editore sensibile e attento. Certo, questo è un libro di importazione, ma bisogna anche sapere scegliere e questa è una scelta coraggiosa, raffinata, acuta! Credo che l’attenzione verso gli altri e le cose (i lettori, gli autori, ad esempio in questo caso) sia una delle caratteristiche più importanti, e più rare ormai, che testimoniano un vero approccio qualitativo al fare o all’essere. L’attenzione qui è da subito: nella copertina. Questo sobrio e significativo gioco di “a capo” e di grassetto nel titolo ci dicono tutto della poetica di questo editore (perché anche un editore può avere una poetica). Il gioco di parole che unisce due concetti “ali e libertà” e semplice e geniale. L’attenzione del lavoro nascosto, tra traduzione e revisione, è tangibile e si fa punctum nell’unico piccolo refuso del libro, un dettaglio (non un errore casuale secondo me, e ne sono convinta) che nasconde una piccola grande riflessione di rispetto, minuscola e raffinata, tanto più preziosa quanto più la si confronta con certe sbrodolature contenutistiche di editoria commerciale e scolastica che non sono errori, ma diventano macro-refusi esistenziali. Qual è dunque questo refuso? Uno scarto tra la scelta finale (secondo me) di un avverbio su un aggettivo scelto in prima battuta che lascia un articolo raddoppiato, dimenticato, ma che mi fa pensare alla riflessione profonda, dopo la prima traduzione forse, di non volere qualificare (discriminare e giudicare) una persona, ma di inserire una precisazione su un suo stato di essere. Sono sicura che ci sia la cura del soppesare le parole e sono sicura di poter dire che questa svista puntiforme, sia il sigillo di un editore di grande cura, che merita di essere seguito.

Le immagini poi.

Poche sono quelle di Berta Hansson, anche on-line, purtroppo. Resta il fatto che lei è pittrice e quindi che, va da sé, abbia creato tanti “unici” che necessitino di una visione dell’originale, per essere comprese nel modo migliore. Ci si porta via però il fascino discreto di una passione profonda, innata, che si è fatta autodeterminazione e lotta. Questo è un grande esempio.

Di Sara Lundberg, per fortuna, troviamo molto, dal suo sito a questo libro. Le sue immagini sono per noi, riprodotte, perché pensate per il medium libro. La magia della tecnica all’acqua che percepiamo abbaglia nei chiari, ci invischia e ci incupisce quando si fa gouache spessa; ci congela negli acquerelli azzurri che si raffreddano ancora di più per trasparenza sul foglio bianco, ci avvolge in pennellate spesse, dense e curve come a risarcire abbracci mancati. E di tanto in tanto, piccoli camei di collage, talora di stampe, talora di carte preparate: piccole diserzioni dalla tecnica pittorica “più nobile” che aumentano l’espressività dell’insieme. Lo stile a volte realistico, a volte abbozzato, rapido, quasi non curante della realtà e delle anatomie che emerge in alcune tavole, più un pizzico di andamenti pittorici sinuosi (in cui mi sembra di vedere la vicinanza della pittura dei grandi maestri del nord Europa), ci dice di in una narrazione che sembra essere stata urgente. Le immagini delle mani, di un’artista di cui si racconta come queste mani quasi funzionassero in automatico senza un’educazione alla pittura e alla scultura, fatte dalle mani di una artista contemporanea che sta lavorando con le proprie, sono l’apoteosi di questo gioiello.

Sara Lundberg, Le ali di Berta, orecchio acerbo

Traduzione: Maria Valeria D’Avino

febbraio 2021 

dai 7 anni in su, pagine 128, cm. 17 x 21 

isbn 9788832070569, € 16,50 

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