Una pediatria a colori

Ricevo una telefonata in agosto, si tratta di una proposta di decorazione di due sale di un reparto pediatrico.

Caspita! Un impegno di troppo e penso di rifiutare. Questo lavoro andrebbe a cadere nei giorni programmati per il mare. Ascolto la voce all’altro capo del telefono, Paola Accorsi, la primaria che mi racconta del suo reparto e del progetto (specialissimo ndA) che ci sta dietro. Ma io sono sicura: le dirò “mi spiace tanto, ma proprio non posso!”. In fin dei conti ho solo pochi giorni liberi, per la mia vacanza. Lei va avanti e mi racconta di come la sua pediatria abbia due posti letto dedicati a ragazzi fino ai 18, di come questi posti servano per curare ragazzi con disagi psichiatrici e patologie alimentari, di come il lavoro del suo personale e la presenza dei bambini coi ragazzi sia di conforto. C’è una passione, una dedizione, un orgoglio in quella voce che io, nonostante tutto e sempre convintissima della necessità di riposarmi e piazzarmi una settimana buona difronte a un mare azzurro, trasparente e lenitivo delle fatiche accumulate, le rispondo convinta, scindendomi completamente dalla mio lato razionale: va bene, accetto!

Eccomi saltare da un cantiere all’altro, prima per un sopralluogo all’ospedale, che è quello di Pieve di Coriano, per verificare, spazi, desiderata, illuminazione, progetto di arredamento, esigenze particolari, poi per trasferirmi in pianta stabile, praticamente ricoverata, per una decina di giorni filati.

Nonostante dieci giorni sembrino molti, ho avuto molta paura di avere bisogno di molto più tempo che sarebbe stato impossibile da trovare. Così, carica di adrenalina, circoscrivo velocemente un’idea e riordino le necessità: tempi stretti, tanti metri da ricoprire in due spazi fondamentali da restituire velocemente (la sala d’attesa del reparto per gli arrivi dal pronto soccorso e per le visite programmate) e la sala giochi (lo spazio comune dei bambini per giocare, guardare un film, fare i compiti).

Decido di optare per disegni semplici, campiture piatte di poche tinte (una decina) e per l’utilizzo di molte maschere, anche di grande formato, che mi sono creata apposta per questo lavoro.

Ecco alcuni dettagli dei disegni preparatori.

Il lavoro prosegue con l’aiuto di due giovani neodiplomate dell’artistico, Alessia Fede e Martina Natali, e, in seguito, anche di alcuni bambini e ragazze ricoverate in reparto. Con il risultato di rendermi ogni giorno più felice di avere accettato e di avere conosciuto tutte le persone passate per quella corsia: le OS, le infermiere, le dottoresse (eh sì, una carica di donne sorridenti!), i pazienti e le loro famiglie. Davvero tanta gente ho conosciuto e davvero tanto mi sto portando nei ricordi e nel cuore.

Venerdì 28 novembre le due sale sono state inaugurate, grazie alla donazione dell’arredamento da parte di ABEO , una straordinaria realtà di volontariato del mantovano. La giornata è stata una festa e un momento di riflessione importante, di cui racconta il volantino della manifestazione:

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Personalmente, la grande sorpresa, oltre al piacere di lavorare a stretto contatto con l’energica e simpaticissima ostetrica Manuela Molinari per la realizzazione della grafica informativa, è stata la conoscenza di una psicologa illuminante, invitata a parlare nel pomeriggio: Giuliana Mieli con il suo libro Il bambino non è un elettrodomestico.

Per informazioni
ele.baboni@gmail.com

Una giacca rossa per resistere

Dobbiamo andarcene! Da giorni, per impedire ai soldati tedeschi di attraversare il Po, gli alleati bombardano il ponte tra Revere e Ostiglia, il mio paese. La mia casa si trova presso il fiume, poco distante dal ponte in ferro e rischia per questo di essere bombardata. Ieri è esplosa una bomba in un vigneto poco lontano da qui: quando siamo andati a vedere, al posto dei filari, c’era una buca enorme come la bocca di una balena e anche peggio, anche se io le balene non le ho mai viste.

... una buca enorme come  la bocca di una balena...
… una buca enorme come la bocca di una balena…

Così inizia La giacca rossa, un racconto di Nadia Bellini che ho avuto il piacere di illustrare, ormai cinque anni fa, per i tipi di Negretto editore.

Si parla della Seconda guerra mondiale, dal punto di vista di una ragazzina, Marcella, che riporta sensazioni e fatti e si sofferma su alcuni episodi legati alla Resistenza nel basso mantovano.

Nadia Bellini, l’autrice, in una breve premessa precisa: “… Gli episodi annotati da Marcella – la fuga da casa, il rifugio sottoterra, le pecore, il cane Cinque, i bombardamenti del ponte sul Po e le incursioni aeree di Pippo, l’incontro con i partigiani – e molti altri che ho raccontato, sono appartenuti a mio padre e tuttora a mia madre, poco più che bambini nel periodo di guerra (in una zona tra Revere e Ostiglia, ndr)”.

Il libro, patrocinato da ANPI, fu presentato proprio a Ostiglia, durante un pomeriggio molto partecipato, all’interno dei festeggiamento del 25 aprile.

presentazione de La giacac rossa, 25 aprile 2010

Dopo cinque anni di vita dalla prima edizione, questo libro non è più stato ristampato. Penso sia molto difficile trovarne delle copie circolanti in vendita, ma ha recentemente guadagnato una nuova vita,venendo citato in Nome di battaglia provvisorio,

L'antologia edita dalla Cooperativa Stoppani in occasione del 25 aprile 2015
L’antologia edita dalla Cooperativa Stoppani in occasione del 25 aprile 2015

piccola e bellissima antologia a cura della Cooperativa Stoppani, che raccoglie testi e immagini,  sia da volumi esistenti che da contribuiti espressamente realizzati per l’occasione: il 25 prile 2015. La grafica è stata curata in maniera raffinata da ChiaLab che ha tradotto il tutto anche in un format espositivo tuttora circolante e fruibile. La prima tappa è stata Biella e dal 17 al 24 novembre sarà a Parigi, alla Maison d’Italia.

Invito per la mostra NOME DI BATTAGLIA PROVVISORIO di Parigi

A seguire una selezione delle tavole da LA GIACCA ROSSA.

La copertina

Per informazioni
ele.baboni@gmail.com