La mia Bassa

Anni fa mi chiesero di illustrare alcune pagine per una raccolta di racconti brevi legati a un concorso letterario locale, in una zona compresa tra Mantova, Reggio Emilia e Modena. Praticamente casa.

Ne sono uscite alcune illustrazioni, non molte, che ho deciso di fare semplicemente a matita e a cui sono molto legata. Alcune parlano della mia zona, così come appare anche ora; ho scartabellato tra le foto scattate con la mia vecchia reflex analogica per cercare soggetti: cavedagne, piopppeti, rivali, golene, barchesse.

Altre vengono da una ricerca di immagini fatta alla Biblioteca Comunale Baratta di Mantova, dove ho trovato casualmente una rivista di cui non riesco a ritrovare gli estremi bibliografici, ma mi riprometto di farlo, diretta da Cesare Zavattini. Mi fa piacere ricordare questo grande artista, proprio poco prima dell’inagurazione di una mostra a lui dedicata: Cuore padano, Cesare Zavattini e la Bassa.

Infine, tutta ci sono quelle ispirate a una meravigliosa serie di scatti fatti da mio nonno in un periodo che potrebbe andare tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Sono le fotografie di famiglia, racchiuse in un album che custodisco gelosamente e che rappresenta uno dei miei tesori. Fotografie che, in epoca di “iperriproduzione digitale delle immagini” mi sembrano di una bellezza indiscutibile.

Solo una nota per concludere, nonostante sia polemica. Quando ci fu il terremoto che ha rotto il cuore delle province di Modena, ma anche di Mantova e di Reggio Emilia, il terremoto per cui Mantova è stata definitivamente attribuita al territorio Emiliano, lessi su un inserto di un quotidiano, di quelli un po’ cult e un po’ radical-pop-chic, l’articolo di un esperto di catastrofi. Lui, il giornalista, di origini irpina e residente nelle zone del mirandolese, con non poco astio, totalmente ingiustificato e fuoriluogo, parlava di come anche le zone del ricco nord ora stessero sperimentando il terrore e i problemi del terremoto e di come, in fin dei conti, questa terra con poche bellezze e così tanto artefatta, come fosse stata coltivata da un ortolano gigante, non dovesse poi piangere la perdita di grandi preziosità. Bene, a questo signore chiederei almeno, come giusto e garbato contrappasso, di andre a vedere la mostra  citata di Zavattini alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e di chiedere scusa. Noi saremo gente della Bassa, ma lui si è dimostrato davvero basso e io ho smesso, da allora (2012) di prendere quel quotidiano e quell’inserto.

 

Per informazioni
ele.baboni@gmail.com

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