Ombre

Ogni volta che mi viene commissionata la decorazione di un ambiente, ho un momento di smarrimento. Solo in un’occasione mi è stato chiesto di ripetere una cosa che avevo già fatto, tutte le altre volte mi è stato chiesto molto genericamente di dipingere “qualcosa”. Ogni committente ha, per quanto non le sappia o non le voglia esprimere, delle aspettative e le domande da farsi sono moltissime e vanno da “quale soggetto” a “quale resa stilistica”. Nel mezzo ci sta un mondo di rappresentazioni possibili e di modi di farlo. In questo caso, mi sono trovata anche a lavorare nella stanza di un ragazzino  che molto presto diventerà un ragazzo, quindi con l’ovvio e prevedibile cambiamento di gusti legato alla crescita.Sul soggetto, ho fatto leva sulla passione del proprietario della camera: gli animali e la natura. Sul come rappresentarli ho immaginato, per dare un taglio adulto e non certo infantile, e subito proposto uno stile realistico, ma non iper-realistico. Dettagli e toni vari, secondo me avrebbero fatto a botte col “colore” della stanza ricca di libri e giochi. Ho deciso di usare delle silouhettes a dimensione realistica e monocrome, creando un tono che, sul giallo di fondo già esistente delle pareti, potesse dare la sensazione di avere rappresentato delle

ombre.Il mio committente pare essere molto felice del risultato e io anche. Ecco alcune scatti della camera.

Dall’ocra rossa, tenui nouances rosa

Da una base preparata secondo tradizione, a gesso e colla, semplicemente con un colore, l’ocra rossa, per dare un sapore invecchiato a un’anta impossibile da nascondere: tante valeva darle in tono!

Il motivo decorativo è liberamente tratto da repertorio rinascimentale e riportato con la tecnica dello spolvero, dipinto a tempera, invecchiato e patinato, poi finito semplicemente a gomma lacca e cera.

Una pediatria a colori

Ricevo una telefonata in agosto, si tratta di una proposta di decorazione di due sale di un reparto pediatrico.

Caspita! Un impegno di troppo e penso di rifiutare. Questo lavoro andrebbe a cadere nei giorni programmati per il mare. Ascolto la voce all’altro capo del telefono, Paola Accorsi, la primaria che mi racconta del suo reparto e del progetto (specialissimo ndA) che ci sta dietro. Ma io sono sicura: le dirò “mi spiace tanto, ma proprio non posso!”. In fin dei conti ho solo pochi giorni liberi, per la mia vacanza. Lei va avanti e mi racconta di come la sua pediatria abbia due posti letto dedicati a ragazzi fino ai 18, di come questi posti servano per curare ragazzi con disagi psichiatrici e patologie alimentari, di come il lavoro del suo personale e la presenza dei bambini coi ragazzi sia di conforto. C’è una passione, una dedizione, un orgoglio in quella voce che io, nonostante tutto e sempre convintissima della necessità di riposarmi e piazzarmi una settimana buona difronte a un mare azzurro, trasparente e lenitivo delle fatiche accumulate, le rispondo convinta, scindendomi completamente dalla mio lato razionale: va bene, accetto!

Eccomi saltare da un cantiere all’altro, prima per un sopralluogo all’ospedale, che è quello di Pieve di Coriano, per verificare, spazi, desiderata, illuminazione, progetto di arredamento, esigenze particolari, poi per trasferirmi in pianta stabile, praticamente ricoverata, per una decina di giorni filati.

Nonostante dieci giorni sembrino molti, ho avuto molta paura di avere bisogno di molto più tempo che sarebbe stato impossibile da trovare. Così, carica di adrenalina, circoscrivo velocemente un’idea e riordino le necessità: tempi stretti, tanti metri da ricoprire in due spazi fondamentali da restituire velocemente (la sala d’attesa del reparto per gli arrivi dal pronto soccorso e per le visite programmate) e la sala giochi (lo spazio comune dei bambini per giocare, guardare un film, fare i compiti).

Decido di optare per disegni semplici, campiture piatte di poche tinte (una decina) e per l’utilizzo di molte maschere, anche di grande formato, che mi sono creata apposta per questo lavoro.

Ecco alcuni dettagli dei disegni preparatori.

Il lavoro prosegue con l’aiuto di due giovani neodiplomate dell’artistico, Alessia Fede e Martina Natali, e, in seguito, anche di alcuni bambini e ragazze ricoverate in reparto. Con il risultato di rendermi ogni giorno più felice di avere accettato e di avere conosciuto tutte le persone passate per quella corsia: le OS, le infermiere, le dottoresse (eh sì, una carica di donne sorridenti!), i pazienti e le loro famiglie. Davvero tanta gente ho conosciuto e davvero tanto mi sto portando nei ricordi e nel cuore.

Venerdì 28 novembre le due sale sono state inaugurate, grazie alla donazione dell’arredamento da parte di ABEO , una straordinaria realtà di volontariato del mantovano. La giornata è stata una festa e un momento di riflessione importante, di cui racconta il volantino della manifestazione:

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Personalmente, la grande sorpresa, oltre al piacere di lavorare a stretto contatto con l’energica e simpaticissima ostetrica Manuela Molinari per la realizzazione della grafica informativa, è stata la conoscenza di una psicologa illuminante, invitata a parlare nel pomeriggio: Giuliana Mieli con il suo libro Il bambino non è un elettrodomestico.

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ele.baboni@gmail.com

Elementi vegetali: un finto affresco per la parete di uno studiolo

Una serie di elementi vegetali dell’altezza di tre metri, per decorare la parete est di un piccolo studio, proprio dove si trova l’affaccio al terrazzino dell’appartamento. La tecnica è quella a secco della pittura a acqua, gouache e acrilico, ad imitare quella a buon fresco. Troppo spesso le decorazioni murali sono definite “affreschi”, ma andrebbe sempre cercata e evidenziata la distinzione tra le due tecniche che indicano metodologie diverse e consistenza molto diversa all’invecchiamento nei secoli, fatto salvo il buono stato del supporto murale.

In questo caso, si è cercato di imitare la materia “invecchiata”, studiando una tecnica pittorica e soprattutto di rifinitura che potesse riprodurre quella texture abrasa, leggermente polverosa, interrotta da micro-lacune che spesso hanno le decorazioni murali antiche, sia a buon fresco che a secco.

Come si vede negli step riportati per la pittura dei nastri, si noterà il film pittorico uniforme e compoatto, nonostante sia già steso per velature leggerissime in questa immagine.

Dopo la stesura delle campiture, avendo fatto attenzione a creare la volumetria idonea, si passa al lavoro di rifinitura che servire per “invecchiare” la superficie appena dipinta. Qui sotto l’effetto ottenuto in entrambe i dettagli di nastri sul lato destro.

 

Infine una carrellata di immagini, sotto e qui, dal cantiere al lavoro quasi concluso.







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