Terra per le mani

“La ceramica è un materiale pacifico”.  Mi fa piacere iniziare questo post ricordando le parole di un grande ceramista e un grande divulgatore dell’arte del fare ceramica: Nino Caruso. Di lui sono rimaste sugli scaffali di ogni ceramista in Italia le sue fondamentali pubblicazioni, molte proprio sulla tecnica, e le immancabili registrazioni su videocassette di una serie di documentari prodotti da RAI 3 negli anni Ottanta.

Quelle sopra, quindi, le parole, per definire l’arte a cui si è dedicato una vita intera Caruso, parole usate durante una delle sue ultime interviste in occasione della mostra Scultura ceramica contemporanea in Italia che lo vedeva doppiamente protagonista, tra gli artisti e tra i curatori.
Che la ceramica sia materia carica di pace e pacificazione, lo spiega il maestro raccontando di come abbia affiancato l’uomo per millenni, per facilitarne la vita quotidiana. La ceramica non è mai stata arma, ma suppellettile domestica, in grado di rassicurare le azioni della vita pratica, anche in uno sguardo futuro.
Poi, certo, si è fatta arte e, per essere più precisi e sempre per ricalcare il pensiero di Nino Caruso, si è evoluta in triplice identità: ceramica d’uso, ceramica per architettura e ceramica d’arte. Molto spesso queste tre emanazioni della materia argilla, non sono completamente distinte l’una dall’altra, ma spesso si compenetrano, forse per il denominatore comune, quello della sapienza artigiana, del grande patrimonio manuale che tutte e tra hanno come fondamento.

Nella mia esperienza, fare ceramica coi più piccoli, come anche con gruppi di adulti, crea un’atmosfera sempre particolare. Tutti restano rapiti dal lavoro manuale della terra; sempre ascoltando il pensiero di Caruso, ho pensato che questo si spieghi proprio per il forte senso di pace che evidentemente è connaturato a questo materiale e se ne sprigiona, dando beneficio e soddisfazione.
Creare qualcosa, lentamente, con pazienza, seguendo alcune regole fondamentali, che sanno dare senso ai gesti da compiere con esattezza e misura, come se si attingesse a un patrimonio ereditato dalla storia dell’umanità, che sta lì, silente, e che aspetta solo di essere rievocato e attivato, sa veramente creare un sentimento di benessere. Il mio riscontro, ogni autunno, nel ritrovare gruppi di bambini che già conosco dai laboratori dell’anno precedente, dopo avere fatto tanto altro (letto, guardato, ragionato, disegnato, dipinto, incollato,…), è la loro domanda appena mi vedono: hai portato l’argilla?

Per continuare a leggere, seguire questo link.

Una carrellata di immagini di piccole lastre prodotte con bambini della scuola dell’infanzia.

 

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