Di segni, tracce e colori

Anche quest’anno si è concluso uno dei cicli di laboratori a cui sono più affezionata. Sarà che si tratta di una scuola in cui lavoro da quattordici anni. Sarà che si tratta di un percorso lungo: dodici incontri per classe. Sarà che la scuola è in un paese della campagna bolognese a cui sono molto affezionata. Sarà che le “dade” e chi ci lavora mi accoglie con calore e che si tratta di una scuola dell’infanzia in cui sto vedendo passare ondate di fratelli di fratelli di cugini di sorelle… , di figli e nipoti di amici, ma la certezza è che la Scuola Riguzzi di Longara è un posto in cui  vado sempre volentieri.

Quest’anno il percorso comune di tutta la scuola ha avuto come tema le tracce. Assolutamente calzante per una serie di laboratori che vuole avere la creazione di immagini al suo centro. “Tracciare” significa inizialmente segnare una traccia, poi disegnare e, infine, descrivere. Nel termine traccia ho intravisto racchiuso tutto il senso dell’osservare per riconoscere, rappresentare, cogliere e lasciare una memoria.

C’è stato un personaggio guida d’eccezione: il topo dalla coda verde, protagonista del libro omonimo di Leo Lionni edito da Babalibri. La sua coda verde, lasciando tracce del suo passaggio a scuola, ha indicato spesso un luogo in cui lui ci ha lasciato trovare nascosto, di volta in volta, un libro da leggere. E come in un gioco di specchi, la traccia ritrovata si è dimostrata riflesso di altre tracce da evidenziare, ascoltare, vedere e vivere con la rappresentazione vera e propria durante il laboratorio.

Perché partire dai libri? Per fare sì che i bambini “familiarizzino” con questo oggetto meraviglioso: solo vivendo la consuetudine di un ambiente di adulti che leggono per sé e per loro, i bambini, questi potranno avvicinarsi più spontaneamente alla lettura. Credo fermamente che leggere amplifichi le abilità di un essere umano, ne arricchisca l’esperienza, ne acuisca le potenzialità logiche e di relazione. Da anni l’autorevolissimo progetto Nati per leggere parla dell’importanza della lettura a voce alta ai bambini e poi, come spesso racconto, quando mi trovo in una classe di quaranta, cinquanta occhietti sgranati che mi guardano e mi sento chiedere “Che libro hai portato oggi?” capisco le potenzialità che stanno tra le pagine. Si tratta di un impegno lento, inizialmente forse più faticoso, soprattutto se paragonato alla velocità semplice, tutta mordi e fuggi, di molte attrattive contemporanee per bambini, ma loro sono in grado di cogliere il piacere del dipanarsi di una narrazione, nel suo ritmo un po’ d’antan, dei suoi chiaroscuri ben diversi dagli effetti speciali di una app, del suo silenzio altro dai clangori delle suonerie di un oggetto digitale. È la bellezza dell’analogico, un po’ da sudarsi, ma, poi, da non farne più a meno, perché si trova lo spazio al pensiero, all’assimilare profondamente all’interiorizzare.

Ecco dunque un “collage” dei libri letti, con alcune differenze nelle classi dei tre e quattro anni, rispetto alla classe dei cinque.

 

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Senza entrare nel dettaglio dei temi rintracciati e diventati centrali durante i laboratori e del come se ne sia parlato, basterà elencare rapidamente come seguire una traccia sia stato sinonimo di grande attenzione, di abile osservazione, di coraggio nel seguire un percorso pericoloso, di cura nel non farsi abbindolare dalle tracce sbagliate (qui non posso non ricordare il meraviglioso albo Se vuoi vedere una balena, laddove si racconta tutto ciò da cui non bisogna farsi distrarre – tutte situazioni di un lirismo ipnotico e fuorviante – se si vuole vedere il grande cetaceo); ancora, tracce di un tempo da inventare, della magia nella trasformazione di un luogo in un’altro, di un’indole artistica che si manifesta anche in situazioni avverse, di vita e di crescita come quella racchiusa nel seme di un ciliegio, tracce del colore invisibile del vento, di un percorso verso casa, di storie e personaggi da raccontare e narrare nuovamente, di memoria e nostalgia, di un insetto bizzarro che vola ovunque e mai si vede, di canti e musica che abbattono le solitudini di una grande città, di leoni che cercano di capire dove sia il loro posto, di amori piccoli ma forti, di scoperta di cosa sia l’amore.

E così, si è messa mano alle tempere, agli acquerelli, ai pastelli e alle forbici per sperimentare materiali e composizioni su carta o su un manufatto per bloccare le tracce scoperte. Fino all’esperienza conclusiva dell’argilla, materiale antico e amico, la cui grande essenza è proprio quello di trattenere le tracce: dal polpastrello che la foggia ai segni sapienti di strumenti per decorarla.

Allora, ancora una volta, o forse in aggiunta, ecco perché partire dai libri, come spesso mi diverto a dire prima di un laboratorio che ha inizio da una narrazione, perché…

“Le storie nei libri entrano dalle orecchie e arrivano al cuore, e si chiamano sentimenti, vanno alla testa, e si chiamano pensieri, scendono nelle braccia e arrivano alle mani e fanno venire voglia di disegnare“.

E allora che parlino le immagini per racconatre quali siano le tracce di queste storie!

 

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Ecco la bibliografia nel dettaglio:

Leo Lionni, Il topo dalla coda verde, Babalibri, Milano, 2010

Taro Miura, La grande principessa, Fatatrac, 2018

Julie Fogliano e Erin E. Stead, Se vuoi vedere una balena, Babalibri, MI, 2013

Anne Herbauts, L’ora vuota, Fabbri editore, MI, 2003

Anne Brouillard, La grande vague, Grandir, Nimes, 2003

Samantha Friedman e Cristina Amodeo, Il giardino di Matisse, Fatatrac, Bologna, 2016

Myung-Ye Moon, Il ciliegio, Fatatrac, Casalecchio di Reno, 2017

Anne Herbauts, Di che colore è il vento?, Gallucci editore, Roma, 2015

Charlotte Zolotow e Charlotte Voak, Dillo mamma!, Fatatrac, Casalecchio di Reno, 2016

Luisa Mattia e Vittoria Facchini, Per filo e per segno, Donzelli, Roma, 2012

Emma Giuliani, Non ho dimenticato, Timpetill, Cremona, 2015

Ilaria Demonti, Il sogno di Hokusai, Skira kids, Ginevra-Milano, 2016

Gus Gordon, Herman e Rosie, Motta Junior, Firenze, 2015

Beatrice Alemagna, Un leone a Parigi, Donzelli editore, Roma, 2017

Lev Tolstoj e Andrea Rivola, Il vecchio del bosco e i due topolini, Fatatrac, Casalecchio di Reno, 2011

Alice Barberini, Il cane e la luna, Orecchio acerbo, Roma, 2015

Gerda Muller, Indovina che cosa succede, una passeggiata invisibile, Babalibri, Milano, 2001

Edward van de Vendel e Carl Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi, Milano, 2007

 

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