Naturalmente in classe

Iniziare un nuovo anno scolastico significa anche riportare la vita da un esterno a un interno, quello della classe. Dopo la stagione di vita all’aperto per eccellenza, l’estate, un buon viatico per ricominciare la scuola potrebbe essere quello di parlare di natura e arte, cioè di portare un po’ di natura in classe.

La natura dovrebbe sempre esser il nostro centro, è necessario imparare a conoscerla, apprezzarla e difenderla. L’arte ci offre molti spunti per sensibilizzare i bambini a questi temi, soprattutto se declinati nel “fare” concreto, tramite l’osservazione, il disegno o, comunque, la rappresentazione con varie tecniche e l’attività manuale in generale.

Il botanico Francis Hallé, in una recente pubblicazione per i tipi di Ippocampo, scrive: “Chi volesse comprendere (la natura) non dovrebbe lesinare sul tempo. Ecco una prima ragione per preferire il disegno alla fotografia: il tempo in queste due arti non ha lo stesso valore.”

Parlare di arte e natura, dunque, dovrebbe essere una sorta di ode alla lentezza: lentezza dell’osservare, del riflettere e del rappresentare, così da sedimentare gli apprendimenti; in una fase di pura creazione artistica, anche di lentezza del rielaborare per una interpretazione in soggettiva, originale e unica.

Il passato ci dimostra come i grandissimi artisti, hanno saputo porre attenzione, nel rappresentare soggetti maestosi, carichi di significati e, a volte misteri, all’ambiente nei suoi dettagli, alle erbe spontanee, al punto che alcuni dipinti diventano dei piccolo trattati di botanica: ci basti pensare a La Primavera di Botticelli o La Vergine delle rocce del Louvre di Leonardo da Vinci. Ancora più esplicita e incredibilmente dettagliata è La grande zolla di Dürer (link in elenco).

Da sempre gli erbari e gli atlanti botanici costituiscono un corpus di grande approfondimento della conoscenza della natura. Del disegno botanico esistono esempi luminosissimi nella storia dalla scienza e dell’arte. È sempre Francis Hallé che sottolinea: “… il disegno botanico è parte di quelle tradizioni preziose che è importante rispettare, far vivere e arricchire…”.

Per chi fosse interessato a conoscere le attività proposte a partire dalle considerazioni sulla natura, creare un atlante botanico personale e una installazione di classe tra origami e variazioni di verde, sarà possibile trovare indicazioni, immagini e tutorial seguendo il link del numero di settembre 2019 della rivista Vita Scolastica all’articolo Natura in classe.

Sul colore verde, sarà importante aggiungere solo una postilla, citando Michel Pastoreau: “Per lungo tempo difficile da produrre, e ancor più da fissare, il verde non è soltanto il colore della vegetazione: è anche, e soprattutto, quello del destino. Chimicamente instabile nella pittura come nella tintura, è stato associato nel corso dei secoli a tutto ciò che era mutevole, effimero e volubile: l’infanzia, l’amore, la speranza, la fortuna, il gioco, il caso, il denaro. Solo nell’epoca del Romanticismo è divenuto definitivamente il colore della natura, e in seguito quello della libertà, della salute, dell’igiene, dello sport e dell’ecologia. La sua storia in Occidente è anche quella di un capovolgimento di valori. Dopo essere stato a lungo in disparte, malvisto o respinto, oggi si vede affidare l’impossibile missione di salvare il pianeta.”

Ancora su Hallé, concediamoci uno sguardo, sperando di riuscire a trovare l’intero documentario prima o poi, al trailer di “Il était une forêt”.

Ecco Hallé appollaiato su un albero, mentre disegna.

E concludo con una carrellata di esperienze legate al disegno naturalistico dal vero, un corso che ho tenuto alla Riserva naturale paludi di Ostiglia qui e qui, e ad alcune immagini per piccoli e fantasiosi atlanti botanici, fatte da bimbi di cinque anni.

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